Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 00:00
venerdì, 24 ottobre 2008

Chi di voi si ricorda la dolce Pollyanna e il suo gioco della felicità?

Bene, giusto per ripassare, i praticanti del “gioco della felicità di Pollyanna” usano una sorta di violenza mentale sulla propria visione del mondo, cercando di trasformare tutto in qualcosa di positivo. Facciamo un esempio: mi entra un ramo in un occhio. Risultato per chi non è praticante: “Oh CaXXo!”. Risultato per chi è praticante: “Che culo, ho l'altro occhio!”.

Scherzi a parte, posso dire di avere una fantastica qualità: riuscire a vedere in tutto e tutti qualcosa di buono e divertente.

Oggi compio due settimane nel mio lavoro edimburghese. Ho finito il periodo di prova e ora ne so “un beh” di panini. Mettetemi alla prova: chiedermi tutto quello che volete!!

Ma molte persone staranno pensando:

“ma che ci fa una laureata
a lavorare come commessa in una paninoteca?”


Ebbene, per me la risposta è semplice: perchè è bella l'avventura e il mettersi alla prova sempre e ovunque, senza aver nulla di cui vergognarsi ma sempre cercando di trarre il meglio da ogni esperienza. Non è solo il lavoro che si fa che ci rende delle persone felici: è come lo si vive, sta nella capacità di saper rendere divertente anche quello che potrebbe non sembrarlo.

Ecco la mia giornata lavorativa:
Sveglia alle 7. Doccetta e controllatina su internet. Camminata di 20 minuti tra pioggia, vento e foglie colorate che mi schiaffeggiano (che però danno il loro tocco di classe all'atmosfera autunnale). Arrivo al negozio, con Matthew che mi accoglie con il suo “Goodmorning Darling” (...che uomo adorabile)!


Colazione con un bel cappuccino schiumoso e cornetto al cioccolato (per la mia golusumine dovrei evitare questi posti dove mi fanno mangiare quello che voglio e quanto voglio...). Affettatina di pomodori, lattuga, citrioli, cipolle e avvio delle minestre mentre Matthew mi racconta della sua casa dal tetto verde, la sua moglie scozzese dai capelli rossi e i due figli, qualcosa sulla Persia e qualche perla di saggezza (il tutto addolcito con qualche “darling” qua e la).

Arrivano i primi clienti: c'è la signora con cui Matthew ha un certo feeling, lei prende sempre caffè nero e legge il giornale “Scotsman”. Poi arriva il lituano che vuole il caffè annacquato con il latte freddo e tre cucchiaini e si ferma sempre a chiacchierare con me. Quindi arriva il gigante buono mago del computer, che prende il bicchierone di latte con un cucchiaino di zucchero e un cornetto alle mandorle. Di seguito entra l'uomo con il bluetooth, che prende il cappuccino con il latte bollente e tanta schiuma, niente zucchero e tanto, tanto cacao. Poi ci sono i due ragazzi che prendono i panini, la zuppa e il caffelatte. Ancora i due signori dei negozi di fronte che si siedono e prendono due caffè neri con tanto latte... e così la mattinata passa, tra chiacchierate con i clienti, affettamento di salumi e formaggi, impacchettamento di torte, riempimento di frighi, baghette nel forno, baked potatos e smangiuchiatine golose qua e la.

Alla fine arrivano le 12 e improvvisamente entrano un sacco di persone, con ventimila richieste e ventimila panini, baghette, wrap e palle varie da riempire con tutto di più. Tutto è una sfida: sentire cosa dicono, capire cosa chiedono, chiedere un po' di volte di ripetere per poi sussurrare “aiuto” all'adorabile e paziente Matthew, non fare la faccia disgustata per tutte le schifezze che pasticciano, stare prima attenti a non mettere le dita dentro le salse e poi pulirsi le dita (che inevitabilmente di sono impiastricciate), cercare di chiudere i panini strabordanti, impacchettare tutto, fare lo scontrino e dare il resto senza incasinarsi con tutte quelle pallose monetine bronzee. In tutto questo tra i clienti molti rigogliosi ragazzi della squadra nazionale scozzese di Rugby mi sorridono e io sorrido di rimando da brava e solare ragazza sarda.

Questo sino alle 14. Poi calma piatta. Si pranza e posso scegliere tutto (ma proprio tutto) quello che voglio. Ovviamente mi son promessa di assaggiare tutto per amore della ricerca, perchè è bene conoscere il nemico. Dopo la pausa si iniziano le pulizie con lavate di piatti, conservazione di salse e salsine.  Il tutto nell'allegria di chiacchierate tra sporadici clienti e colleghi di lavoro.

Prima di chiudere, una delle cose più pericolose della giornata: passare l'aspirapolvere. Bisogna stare attenti -ma che dico, attentissimi- a non aspirare il veleno per topi che c'è sotto ogni dove. E io puntualmente aspiro tutto, anche i topi...

Alle 4pm il negozietto chiude, e mi posso prendere una busta delle cose avanzate, per la felicità dei miei coinquilini e per la mia rovina di ragazza golosa.
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Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 22:35
lunedì, 13 ottobre 2008

La serata prima di iniziare il mio nuovo lavoro mi son dedicata all'ozio in via Douglas Crescent n.30 ad Edimburgo. Grazie alla malattia per la fantascienza di un mio coinquilino, ho oziato con stile: la prima serie di Stargate.

Dopo aver constatato quanto è figo MacGyver, un'altra atroce verità è balenata nella mia mente. Questi americani che viaggiano nella galassia attraverso una fantastica porta interspaziale, incontrano popolazioni di ogni tipo con religioni, culture e stili di vita fra loro anche completamente differenti ma... c'è un fattore comune: ovunque essi capitino, qualsiasi posto visitino, qualunque persona incontrino... tutti, ma dico TUTTI, parlano un perfetto inglese! ...L'ingese è dunque una lingua intergalattica!

...Ma mi sapete dire perchè solo noi italiani parliamo solo italiano??

*Dammit!*

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Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 23:57
mercoledì, 03 settembre 2008

Immaginatemi al ristorante "Amundsen & Nobile" ad Oslo: casino della gente che chiacchiera, Dino che canta "Nel blu dipinto di blu, felice di stare lassù", Madav che mi guarda con gli occhioni per chiedermi come si fa un sorbetto, Alessandro impegnato a fare pagare singolarmente (metà con la carta di credito e metà in contanti) una tavolata di 10 persone, Cesare che trasporta un cesto di bicchieri bollenti e me li vuole mollare proprio davanti al bancone del bar, Fabrizio che dalla cucina mi chiede "Il tavolo 9 può andare?" con Elvis che dall'oltretomba dellla montagna di patate, insalate, affettato dice qualcosa del tipo "Posso pisciare sopra questa pizza?" ... e ovviamnte il telefono che squilla...
In tutto questo io cerco di fare un caffelatte e nel frattempo dissetarmi la gola secca rubando di nascosto una cocacola dal frigorifero...
beh... non so come, ma dopo aver portato il presunto caffellatte al tavolo, mi accorgo che il caffè per il caffelatte è ancora lì vicino alla macchinetta e... la mia cocacola è sparita...
Al quel punto incrocio gli occhi di Alessandro...  poi guardo il cliente che beve con gusto il presunto caffelatte..
E in quel momento realizzo che accidentalmente ho inventato una nuova gustosa bevanda, e domani vado a chiedere il brevetto per la mia "CocaLatte"!
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Partorito dolorosamente da Claudio1982 alle ore 18:10
sabato, 05 gennaio 2008

Ogni anno mi fanno la stessa domanda (un amico in particolare) e ogni anno do la stessa risposta. Quest'anno voglio anticipare tutti e rispondere prematuramente:

NO, NON MI MASCHERO A CARNEVALE!! IO ODIO IL CARNEVALE!!


Spero di essere stato chiaro!!!
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