Partorito dolorosamente da Claudio1982 alle ore 12:28
sabato, 15 novembre 2008

Stanno riprovando ad ammazzare la nostra libertà di espressione, come nella passata legislatura..passate parola tramite internet e a tutti i vosti contatti, a tutti i vostri affiliati!!

Leggete qua:

http://www.lamademocratica.org/2008/11/ritorna-la-legge-ammazza-blog.html
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Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 12:03
domenica, 26 ottobre 2008

Ieri ho finalmente collaudato il mio equipaggiamento per quello che (a detta di molti) è il tipico tempo scozzese: pioggia, vento e freddo.
Il collaudo ha avuto... un inaspettato insuccesso. Anzi, direi che è stato proprio un disastro perchè quando son rientrata a casa non so cosa NON avevo di bagnato...

Ora, dico io, perchè abbinare vento e pioggia? Perchè?

Il paesaggio che si profila è di una Edimburgo con pioggia in tutte le direzioni: quella fitta fitta che ti punge, quella grossa grossa che ti ammacca, quella che scende giu dal lato destro, quella che precipita dal lato sinistro, quella che ti schiaffeggia in pieno volto, quella che ti colpisce alle spalle e quella che viene dritta dritta da sotto!
Per la strada si assiste sbigottiti a stragi di ombrelli e si fa più chiaro il segreto di Mary Poppins: altro che magia e magia! Qui il vento è capace di portare via qualsiasi cosa!
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Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 00:00
venerdì, 24 ottobre 2008

Chi di voi si ricorda la dolce Pollyanna e il suo gioco della felicità?

Bene, giusto per ripassare, i praticanti del “gioco della felicità di Pollyanna” usano una sorta di violenza mentale sulla propria visione del mondo, cercando di trasformare tutto in qualcosa di positivo. Facciamo un esempio: mi entra un ramo in un occhio. Risultato per chi non è praticante: “Oh CaXXo!”. Risultato per chi è praticante: “Che culo, ho l'altro occhio!”.

Scherzi a parte, posso dire di avere una fantastica qualità: riuscire a vedere in tutto e tutti qualcosa di buono e divertente.

Oggi compio due settimane nel mio lavoro edimburghese. Ho finito il periodo di prova e ora ne so “un beh” di panini. Mettetemi alla prova: chiedermi tutto quello che volete!!

Ma molte persone staranno pensando:

“ma che ci fa una laureata
a lavorare come commessa in una paninoteca?”


Ebbene, per me la risposta è semplice: perchè è bella l'avventura e il mettersi alla prova sempre e ovunque, senza aver nulla di cui vergognarsi ma sempre cercando di trarre il meglio da ogni esperienza. Non è solo il lavoro che si fa che ci rende delle persone felici: è come lo si vive, sta nella capacità di saper rendere divertente anche quello che potrebbe non sembrarlo.

Ecco la mia giornata lavorativa:
Sveglia alle 7. Doccetta e controllatina su internet. Camminata di 20 minuti tra pioggia, vento e foglie colorate che mi schiaffeggiano (che però danno il loro tocco di classe all'atmosfera autunnale). Arrivo al negozio, con Matthew che mi accoglie con il suo “Goodmorning Darling” (...che uomo adorabile)!


Colazione con un bel cappuccino schiumoso e cornetto al cioccolato (per la mia golusumine dovrei evitare questi posti dove mi fanno mangiare quello che voglio e quanto voglio...). Affettatina di pomodori, lattuga, citrioli, cipolle e avvio delle minestre mentre Matthew mi racconta della sua casa dal tetto verde, la sua moglie scozzese dai capelli rossi e i due figli, qualcosa sulla Persia e qualche perla di saggezza (il tutto addolcito con qualche “darling” qua e la).

Arrivano i primi clienti: c'è la signora con cui Matthew ha un certo feeling, lei prende sempre caffè nero e legge il giornale “Scotsman”. Poi arriva il lituano che vuole il caffè annacquato con il latte freddo e tre cucchiaini e si ferma sempre a chiacchierare con me. Quindi arriva il gigante buono mago del computer, che prende il bicchierone di latte con un cucchiaino di zucchero e un cornetto alle mandorle. Di seguito entra l'uomo con il bluetooth, che prende il cappuccino con il latte bollente e tanta schiuma, niente zucchero e tanto, tanto cacao. Poi ci sono i due ragazzi che prendono i panini, la zuppa e il caffelatte. Ancora i due signori dei negozi di fronte che si siedono e prendono due caffè neri con tanto latte... e così la mattinata passa, tra chiacchierate con i clienti, affettamento di salumi e formaggi, impacchettamento di torte, riempimento di frighi, baghette nel forno, baked potatos e smangiuchiatine golose qua e la.

Alla fine arrivano le 12 e improvvisamente entrano un sacco di persone, con ventimila richieste e ventimila panini, baghette, wrap e palle varie da riempire con tutto di più. Tutto è una sfida: sentire cosa dicono, capire cosa chiedono, chiedere un po' di volte di ripetere per poi sussurrare “aiuto” all'adorabile e paziente Matthew, non fare la faccia disgustata per tutte le schifezze che pasticciano, stare prima attenti a non mettere le dita dentro le salse e poi pulirsi le dita (che inevitabilmente di sono impiastricciate), cercare di chiudere i panini strabordanti, impacchettare tutto, fare lo scontrino e dare il resto senza incasinarsi con tutte quelle pallose monetine bronzee. In tutto questo tra i clienti molti rigogliosi ragazzi della squadra nazionale scozzese di Rugby mi sorridono e io sorrido di rimando da brava e solare ragazza sarda.

Questo sino alle 14. Poi calma piatta. Si pranza e posso scegliere tutto (ma proprio tutto) quello che voglio. Ovviamente mi son promessa di assaggiare tutto per amore della ricerca, perchè è bene conoscere il nemico. Dopo la pausa si iniziano le pulizie con lavate di piatti, conservazione di salse e salsine.  Il tutto nell'allegria di chiacchierate tra sporadici clienti e colleghi di lavoro.

Prima di chiudere, una delle cose più pericolose della giornata: passare l'aspirapolvere. Bisogna stare attenti -ma che dico, attentissimi- a non aspirare il veleno per topi che c'è sotto ogni dove. E io puntualmente aspiro tutto, anche i topi...

Alle 4pm il negozietto chiude, e mi posso prendere una busta delle cose avanzate, per la felicità dei miei coinquilini e per la mia rovina di ragazza golosa.
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Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 12:28
domenica, 19 ottobre 2008

Lunedì mattina rientravo a casa da un colloquio di lavoro stufa e un po' scazzata: gia da 10 giorni avevo messo piede nella capitale scozzese e ancora non avevo trovato un lavoretto!

«Le faremo sapere la prossima settimana,
 alla fine delle altre interviste»


mi son sentita dire, dopo più di un'ora di colloquio nel quale mi avevano chiesto perfino il numero di scarpe per un'eventuale divisa.

«Che palle!»


pensavo mentre guardavo oltre il finestrino dell'autobus e... improvvisamente mi ricordo che qualche giorno prima, da qualche parte vicino a casa, avevo visto un cartello in cui richiedevano personale, ma a cui non avevo dato troppa importanza. Mi affretto verso quel negozietto pensando «ora basta, entro e quel lavoro sarà mio! Non ho più voglia di aspettare senza far nulla... (oltre al fatto che ho bisogno di soldi per pagare tutte le spese)»... dopo 10 minuti ero sulla strada verso casa, pronta per iniziare il giorno dopo il mio nuovo lavoro.

Ormai da quasi una settimana lavoro in quella fattispecie di caffetteria-paninoteca che si chiama “Vigo Delicatessen” dove per ora mi trovo benissimo e dove sento che per il tempo che deciderò di restare ad Edimburgo sarà il posto giusto.
Siamo un team  internazionale: il mio “capo” è un ventitreenne turco e i miei colleghi di lavoro sono una ragazza russa (che si sta licenziando perchè lavora anche in una scuola a tempo pieno), un altro ragazzo turco che lavora part-time e un signore dolcissimo che viene dalla Persia, si chiama Matthew e come il personaggio di anna dai capelli rossi è buonissimo e mi chiama “darling”.

Senza nessuna precisa previsione mentre ero in Norvegia o in Sardegna, la mia vita Edimburghese procede inaspettatamente affollata da impegni, persone, inviti. Dal lunedì al venerdì lavoro tra le 8 del mattino e le 4 del pomeriggio (per un totale di 34h settimanali), il martedì e il giovedì seguo il corso di inglese per upper-intermediate con l'obbiettivo di prendere il FCE (perchè “non si sa mai nella vita, sempre meglio avere un altro pezzo di carta”), la domenica all'ostello di Gino per la cena a £2, il mercoledì e il sabato a correre con Marzia, più varie ed eventuali tra coinquilini e personaggi più o meno interessanti conosciuti qua e là.

Insomma, per essere qui da 16 giorni direi che non mi posso lamentare...
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Partorito dolorosamente da gattastregatta alle ore 02:38
lunedì, 06 ottobre 2008

Durante il viaggio dalla Sardegna alla Scozia o letto “Sardinia Blues” di Flavio Soriga, uno dei libri che mi sono stati regalati per la laurea. E' una storia scritta tra le note di una malinconica allegria: la realtà sarda tra le sue bellezze e i suoi problemi, una modernità che c'è e si sente, ma che non basta per crescere.

E nel leggere quelle pagine... non so...mi son sentita un po' come una delle tante che è andata via per l'assenza di prospettive, lasciando la mia amata terra sempre più povera.

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